Der Vampyr



PIZZI SI DIVERTE COL VAMPIRO

Un classico del romanticismo tedesco inaugura felicemente la nuova stagione bolognese

Attratto prima dalla curiosità del titolo, poi dalla musica sapientemente condotta da Roberto Abbado, il pubblico non facile delle inaugurazioni si è fatto prendere la mano, giungendo fin ad esplodere in applausi volanti verso il tenore John Osborn e il soprano Carmela Remigio, durante un duetto emotivamente trascinante.
Eppure la musica era d'un compositore che i più facevano fatica a pronunciare. Ma c'era il beniamino Pier Luigi Pizzi a rassicurare i più scettici, con una messinscena brillante, suggestiva nei colori, negli effetti di luce, nelle invenzioni sceniche.
In questa inaugurazione insolita, dove gli striscioni di protesta contro i tagli al FUS e gli attacchi agli stipendi delle Fondazioni liriche apparsi sui quotidiani prendevano il posto dei tradizionali addobbi floreali sul circolo dei palchi, si dava "Il vampiro" di Marschner (1828) in prima rappresentazione italiana (dopo un'esecuzione oratoriale alla RAI nel 1980), opera che interessò sin Wagner (la stretta dell'aria del tenore che abbiamo udito era sua), opera che si eseguiva in Germania ancora a inizio '900 (a Bologna si è data la revisione di Hans Pfitzner), opera che si iscrive ora felicemente negli annali dei teatri italiani dopo l'"Hans Heiling" (il capolavoro di Marschner) inscenato dallo stesso Pizzi al Teatro Lirico di Cagliari nel 2004.
Più che un vampiro, il protagonista Detlef Roth (con qualche incertezza vocale) ha delineato un erotomane, attratto piuttosto dai seni femminili che dal sangue che ne sgorga, con smorfie e movimenti alla Mr. Bean: è il risultato della lettura scanzonata di Pizzi, chiara fin dall'apertura di sipario, fra montagne a forma di donna in posizione ginecologica, nel cui "antro" s'asconde la grotta misteriora del vampiro (ricordate Courbet, "L'origine du monde"?).

Marco Beghelli
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